Posted by: ust | Luglio 11, 2008

Momento magico

Mi ritengo fortunato, molto.

Pantaloncini, canottiera, scarpe da Jogging con calzettoni. Lego la moto al palo. Poso il casco nel bauletto e mi metto la ginocchiera alla gamba destra, quella senza un menisco, asportato tanti anni fa.

Mi guardo intorno, un bel respiro e comincio a correre, con un ritmo lento e cadenzato.

Quanto è bello essere qui, nella zona archeologica più bella del mondo: l’Appia Antica. Sono nato a poche centinaia di metri da qui e in questa zona sono cresciuto senza abbandonarla mai. Io non sono dovuto emigrare o prendere gommoni per attraversare un mare infido, seguendo la speranza di una vita migliore.

Sotto i miei piedi le grandi lastre che pavimentano la “regina viarum”, con i solchi lasciati dai carri che l’hanno percorsa in centinaia e centinaia di anni. Correrci sopra non è facile ma in alcuni punti non se ne può fare a meno. Dove posso corro ai lati, calpestando aghi di pino caduti dai rami degli alberi che ornano questa via per vari chilometri. Nella calda serata romana l’odore della resina giunge al mio cervello e mi ricorda quando mamma mi portava alla Villa delle Tombe latine, all’inizio di Via Arco del Travertino a poche centinaia di metri da qui, a raccogliere pinoli.

Sono molto fortunato.

Ai lati della strada si affacciano cancelli di ville private (?) e mi chiedo come dei privati possano essere entrati in possesso di aree così importanti per l’umanità e quali scempi sono stati e continuano ad essere fatti. Ma faccio cadere subito questa idea: non voglio amarezze in un momento così bello. Il sole sta tramontando ed è quasi basso sull’orizzonte e la mia ombra si allunga a dismisura.

Campi di vegetazione naturale e coltivati e questo effluvio totale e persistente di profumi che mi inebriano. Si, io sono nato qui ed ora ho ancora la fortuna di goderne. Corro con il fiato che si fa corto ma, ad ogni rapido respiro, penso all’aria che mi sta entrando nei polmoni e che diventa parte di me. Le pietre bianche di alcune sculture quasi illeggibili ed i mattoni delle tombe, pietre miliari, piccoli uccelli che mi volano davanti e si posano ad aspettarmi fino a che la distanza di guardia non diventa troppo piccola per cui volano via, alcuni lanciando piccoli versi e stridii.

Il grande silenzio interrotto dai miei passi rapidi e lo sguardo che riesce ad andare per molte centinaia di metri ai lati e davanti a me, su questa strada che, in questo tratto, è perfettamente dritta, come amavano fare gli Antichi romani, che non erano persone che si perdevano in sciocche varianti ed andavano dritti allo scopo con enorme competenza ingegneristica. Che abbiamo noi di loro? Ben poco più.

Corro, ed il sudore mi riempie il viso. Gli occhi mi pizzicano un po’ e dentro di me sono veramente felice. Posso ancora correre (alla mia età), posso vedere queste bellezze e goderne. Un momento magico.

Posted by: ust | Luglio 3, 2008

l’estate

Sempre più spesso mi viene in mente ciò che ho vissuto e, più di tutto, particolari della mia infanzia.

Oggi pomeriggio affacciato al balcone dopo pranzo sentivo forte il calore del sole sulla pelle e, nella leggerissima brezza, alcuni profumi che la natura ci regala in questo periodo.

Ho chiuso gli occhi ed è lì che ho rivisto, anzi rivissuto per alcuni attimi, un momento passato.

Affacciato al balcone della casa dove sono nato guardo il grande parco della Caffarella che si apre sotto di me. Dall’alto del palazzone di periferia dove abito il mio sguardo riesce a spaziare: lontano lontano sulla destra la cupola di S. Pietro e poi, volgendo lo sguardo verso sinistra arrivo fino al palazzo della Civiltà del lavoro all’Eur. Tra me e queste parti di Roma una miriade di colori dei campi che mi separano da esse, colori che “gettano” verso il giallo considerato che è luglio. Io ho circa 8 anni, forse 10.

Da lì vedo file di alberi, il casale, il rudere della cisterna romana, la Tomba di Cecilia Metella e …… tanto cielo con le rondini che si rincorrono e gridano.

Mamma è dietro di me e in cucina sta lavando i piatti. Mi volto e le chiedo: “Mamma, quando potrò uscire da solo?”

Riapro gli occhi. Non vedo molto bene ora. Accidenti alle lacrime……..

Posted by: ust | Giugno 5, 2008

Essere capaci di amare

Un caro amico mi invia questa poesia di Giorgio Gaber che io Vi giro sperando che susciti in Voi le stesse emozioni che ha suscitato in me. Non aggiungo altro: sarebbe ridondante e presuntuoso da parte mia. Godete della bellezza di questi versi.

Quando sarò capace di amare

 

Quando sarò capace di amare

probabilmente non avrò bisogno

di assassinare in segreto mio padre

e di far l’amore con mia madre in sogno

 

Quando sarò capace di amare

con la mia donna non avrò nemmeno

la prepotenza e la fragilità

di un uomo bambino

 

Quando sarò capace di amare

vorrò una donna che ci sia davvero

che non affolli la mia esistenza

ma non mi stia lontano neanche col pensiero

 

Vorrò una donna che se io accarezzo

una poltrona, un libro o una rosa

lei avrebbe voglia di essere solo

quella cosa

 

Quando sarò capace di amare

vorrò una donna che non cambi mai

ma dalle grandi alle piccole cose

tutto avrà un senso perché esiste lei

 

Potrò guardare dentro al suo cuore

e avvicinarmi al suo mistero

non come quando io ragiono

ma come quando respiro

 

Quando sarò capace di amare

farò l’amore come mi viene

senza la smania di dimostrare

senza chiedere mai se siamo stati bene

 

E nel silenzio delle notti

con gli occhi stanchi e l’animo gioioso

percepire che anche il sonno è vita

e non riposo

 

Quando sarò capace di amare…

mi piacerebbe un amore

che non avesse alcun appuntamento col dovere

un amore senza sensi di colpa, senza alcun rimorso

egoista e naturale come un fiume che fa il suo corso

senza cattive o buone azioni

senza altre strane deviazioni

che se anche il fiume le potesse avere

andrebbe sempre al mare.

Così vorrei amare

                                                                                                                        Giorgio Gaber 1994

Posted by: ust | Giugno 4, 2008

Una carezza

Ben ritrovati! Dopo una lunga pausa sentivo il bisogno di incontrarvi.

Faccio parte di quel quinto (RICCO) della popolazione mondiale che si mangia i quattro quinti delle risorse del pianeta. E che dire del fatto che la metà di quelli restanti (POVERI) vivono con un centesimo (avete letto bene! UN CENTESIMO!) delle risorse del pianeta? STUPENDO!

Non voglio fare il “Beppe Grillo” della situazione: non ne sono all’altezza, nè come dialettica nè come conoscenza delle problematiche, però, pur nella loro sconcertante ovvietà, queste considerazioni mi nascono spontanee e ve ne parlo.

Cosa ci sta succedendo? Siamo tutti così miopi, non partecipi, incapaci di amare gli altri e anche noi stessi, incapaci di capire che la nostra esistenza ha un valore molto più alto di quello che noi stessi siamo capaci di assegnare ad essa!

Guardo le interviste ed i dibattiti ai quali partecipano gli uomini e le donne che ci governano ma non ascolto più le parole:  il loro modo di vestire, di stare seduti, di ascoltare, di prendere appunti, di vivere il loro ruolo, OSSERVO I VISI, gli occhi, le espressioni facciali: SONO MORTI.

Si sta facendo giorno, ultimamente mi sveglio un po’ troppo presto: che segno sarà? Inquietudine.

Esco: ho bisogno di aria fresca anche sono solo le 6 e 20 del mattino! Troverò oggi chi mi farà una carezza?

Posted by: ust | Aprile 12, 2008

La speranza

La speranza è l’ultima a morire e la prima a nascere e quindi ci ricasco. Sera prima degli esami: domani si inizia con questa ignobile pantomima delle elezioni politiche e amministrative. Il fatto che le persone che siederanno in Parlamento ed in Senato non siano scelti da noi mi fa veramente arrabbiare.

La speranza è quella che domani accada qualche cosa.

Il fatto che tra i prescelti che faranno parte di queste “sacre istituzioni” ci siano persone condannate in via definitiva e per vari reati mi fa vomitare: ed a questi pagheremo tutto, dallo stipendio alla pensione.

La speranza è quella che domani accada qualche cosa.

La speranza è quella che un domani io, ma soprattutto mio figlio, possa continuare a vivere su questa terra italiana, costata la vita a tanta gente che ha avuto il torto di credere in ideali.

Purtroppo si dice anche che “chi di speranza vive, disperato muore”.

Scusatemi ma non credo che gli italiani saranno capaci di cambiamenti, almeno per ora. Però il primo che martedì ha il coraggio di “fiatare” e lagnarsi, a risultati definiti, giuro lo mando ……………..

 

Posted by: ust | Aprile 10, 2008

Felicità

Sono già le sei! Mi alzo dal letto: che fatica! Con l’ora legale la “faccenda” si è complicata. Poco male. I soliti preparativi con la radio “bassa bassa” che mi fa discreta compagnia e il thè caldo del mattino che oramai bevo da anni, anche d’estate, mi aiutano a superare questi primi momenti della usuale giornata lavorativa. Sono pronto: ho preso tutto e scendo le scale. Esco fuori nel freddo umido del mattino con il cielo grigiastro che non esalta certo le idee migliori! La strada è anche un po’ bagnata.

A bordo del motorino mi afferra alla gola l’usuale puzzo di benzina bruciata e mi butto come sempre nella “competizione”, una sorta di “terno al lotto” che ha per vincita in palio l’arrivo sano e salvo al lavoro. Le “faccione” dei politici in gara elettorale mi sorridono sardonicamente dai cartelloni. Qualcuno di questi mi guarda pure un po’ severo: mi starò comportando bene? Fila, semaforo, vigile, macchia d’olio, sbuffo di fumo nero, l’autobus, facce spente aggrappate “agli appositi sostegni”, l’ambulanza, buca, altra buca, altro semaforo, ragazza con i giornali, ancora buca, e così continuando con questa puzza schifosa che ti prende allo stomaco. Ma quanti chilometri ho fatto su due ruote a Roma da quando ho iniziato (a sedici anni) ad andare “su due ruote”? Provo a fare un breve calcolo e…. poi dicono che i miracoli non esistono! Sono ancora quasi intero. Costeggio le mura, la galleria e poi l’ultimo semaforo prima dell’arrivo a destinazione, come tante altre mattine passate e tante altre che verranno.

Aspetto che scatti il verde, guardo in alto: pioverà? Il cielo è grigio ………………. una rondine, SONO TORNATE LE RONDINI! Sono felice.

Posted by: ust | Aprile 2, 2008

Ragazzi adulti e adulti ragazzi

La riflessione di oggi parte, come al solito, da stimoli ricevuti durante lo svolgimento del mio lavoro a scuola. La scuola: un osservatorio privilegiato che mi permette di affacciarmi sulla vastità dell’animo umano.

Sono sempre più colpito dallo smarrimento che mostrano avere, in modo evidente, un gran numero di genitori che incontro durante i colloqui “ufficiali”, stabiliti dai regolamenti dell’istituto scolastico nel quale opero e che incontro anche (e sempre più spesso) in momenti “non ufficiali”. Questi genitori si mostrano disarmati e arresi di fronte ai propri figli, verso i quali hanno da anni iniziato un lungo conflitto che li ha oramai resi esausti ed abbattuti moralmente. Si sfogano con me cercando da me l’indicazione di una strada da percorrere. Incerti in tutto si mostrano privi di autorevolezza, dopo aver in molti casi ignorato le responsabilità che il compito di genitore richiede di avere; molti sono “lanciati” nella loro carriera ed hanno preposto alla famiglia il loro lavoro. Molti, troppi sono i ragazzi ai quali questi genitori richiedono di avere una responsabilità che i giovani non è giusto abbiano.

Ma (e qui viene il bello) di contro, fra le molte decine di ragazzi che frequento, resto stupito per l’alto senso di responsabilità di tantissimi di questi, che si fanno carico di compiti che non competerebbero certo loro. Non entro le dettaglio ma sono loro che, in molti casi, tengono unita la famiglia e si occupano di genitori poco genitori.

Insomma ADULTI RAGAZZI e RAGAZZI ADULTI.

Non posso non amare questi ragazzi, profondamente.

Posted by: ust | Marzo 27, 2008

Espartero e la Libertà

Il titolo del blog, scritto così, sicuramente non vi dice molto circa l’argomento di cui vorrei parlarVi; nel migliore dei casi avete pensato ad un personaggio di una qualche rivoluzione dell’america meridionale, magari di un paio di secoli fa.

Il nome è strano ma questo nome è invece quello di un caro amico che non ho più, che ho perso circa tre anni fa. Espartero (Spartaco per gli amici) aveva l’età di mio padre: era nato a Roma nel 1920. Poteva essere mio padre: era invece un grande amico, una persone che aveva di me una grande stima e grande affetto, uno dei più grandi amici che io abbia mai avuto nella vita.

Il termine “amico” è, nel linguaggio corrente, usato molte volte a sproposito o comunque se ne fa un abuso che ne svilisce il significato prezioso. Spartaco era una di quelle persone che, se ci parli, ti fa sentire intelligente, che ti consiglia “a ragion veduta”, che non ha secondi fini se ti dice qualche cosa, che ti incoraggia nel momento in cui chiedi consiglio, che ti ascolta per ore quando ti sfoghi, che ascolteresti per ore quando ti parla di se e di come vede il mondo: una vera grande preziosa fortuna nella vita, che purtroppo non capita a tutti.

Lo ricordo sempre con enorme piacere e, non prendetemi per scemo, qualche volta ci parlo; volete sapere una cosa: spesso mi risponde, giuro. Sento nella mia mente le sue parole, o meglio come lui mi avrebbe parlato, con il suo tipico accento romanesco. Il bello è che, facendo come lui mi avrebbe consigliato, ci azzecco! (come si dice a Roma).

 Perchè parlo di lui? Ascoltate, perchè ora ve lo dico.

Molte volte con Spartaco era inevitabile finire a parlare della nostra Italia. Fine conoscitore degli uomini, aveva oramai una visione disillusa circa il futuro di questo paese. Mi piaceva molto sentirlo parlare del periodo storico compreso dal ventennio fascista alla fine della guerra, periodo relativo alla sua giovinezza. Mi sarebbe impossibile riuscire a raccontare qui cosa fu quel periodo storico, così come lui me lo ha testimoniato, qui a Roma.

La cosa che lo amareggiava tutt’ora era quando ricordava con quale italica rapidità, alla fine della guerra, 25 aprile 1945, molti “viscidi” che fino a qualche ora prima vestivano la camicia nera furono visti sbandierare bandiere rosse e americane: le “cellule tumorali” dalle quali è partito e si è sviluppato il tumore che ora sta per ammazzare questo paese.

La sconda cosa che lo amareggiava era l’elevata sofferenza fisica e morale alla quale furono sottoposte molte persone oneste che combatterono per rendere l’Italia un paese libero: vessazioni d’ogni sorta (che neanche riuscite a immaginare e delle quali nessun libro di storia della nostra scuola italiana parla), torture e morte in combattimento o in prigionia.

Vogliamo parlare del 24 marzo del 1945, “Eccidio delle Fosse Ardeatine?” oppure di Via Tasso?

Spartaco, che aveva partecipato a Roma ad azioni contro i nazisti nella zona  dove abitava (quartire Appio Latino), era molto amareggiato e la conclusione cui era giunto più volte era paradossalmente di pentimento per le attività svolte e i rischi corsi, visti i risultati attuali e lo stato di questa “civile” italica società.

Pensando a lui, mi vengono spesso in mente le persone che sono morte per questo paese, per fare in modo che noi potessimo almeno esprimere le nostre idee, perchè io potessi dire queste cose su questo blog, perchè noi avessimo la LIBERTA’.

Noi abbiamo la libertà ma non sappiamo di averla, siamo ciechi e (Vi chiedo perdono per quello che sto per dire) anche molto stupidi, quantomeno ignoranti.

Caro Spartaco ti ho già detto molte volte e continuerò a ripeterti che il tuo sacrificio e quello dei tuoi onesti compagni non è stato vano. Io sono sempre del parere che il tumore si cura con la chemioterapia, anche se questa comporta degli “effetti collaterali” alcune volte un po’ “pesanti” ma, se si vuole salvare l’organismo, è fondamentale eliminare le cellule tumorali.

Caro Spartaco ti abbraccio, come sempre con grande affetto. Continua a starmi vicino. La tua presenza mi sprona al meglio e mi da coraggio.

Posted by: ust | Marzo 26, 2008

Italia

Che bel nome! Quanto e come sono legato a questo nome. La mia gente, la mia storia, le mie radici, le mie tradizioni. Ho percorso le strade di questo paese in lungo e largo, molte però sono le zone che ancora non ho visto e spesso mi ritrovo a scoprirne di nuove con una meraviglia sempre crescente. I paesaggi, l’arte, l’architettura, la cucina, i profumi, i borghi, i paesaggi. Questa è l’Italia, il paese dove sono nato, la terra dove vivo da quando sono nato.

Il 13 e 14 aprile torneremo a votare………per decidere chi governerà questa società nei prossimi anni, chi influenzerà la storia di questa magica terra.

Non la vedo molto bene, a meno di un miracolo.

Come vorrei che gli italiani trovassero dentro se stessi la forza di farsi ascoltare, perchè gli italiani sono capaci di grandissime cose, quando vogliono e ci credono.

Mi lascia perplesso il ricordo dei festeggiamenti per la vittoria agli ultimi mondiali di calcio: uno spettacolo nello spettacolo. Ve la immaginate la stessa cosa per dire a questa cialtronesca congrega di politicanti, affaristi e veri mafiosi di “togliersi dalle scatole” una volta per tutte?

Il 13 e 14 aprile ci verrà data la possibilità di votare: per chi? O sarebbe meglio dire per che cosa? (visto che non abbiamo la possibilità diretta di indicare le persone a cui affidare il nostro mandato! ). Il bello è che non esiste una alternativa. Di qua o di la la medesima indicibile “puzza”!

Nei prossimi mesi ed anni vorrei solo riuscire a continuare ad esprimere i miei pensieri, senza che nessuno me lo vieti ma non la vedo molto bene.

Scusate lo sfogo e il pessimismo ma proprio non la vedo bene per niente!

Saluti (molto) pensierosi.

Posted by: ust | Marzo 24, 2008

Giovani e futuro: quale via percorrere?

A leggere il titolo “tremano le vene dei polsi”, come si suole dire. Mi accingo a scrivere del tema nel titolo, sollecitato da alcune profonde riflessioni che il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto alla diocesi ed alla città di Roma in una lettera aperta del 21 gennaio.

Sono troppo sensibile a questa tematica, come credo avrete capito leggendo gli altri articoli; le riflessioni del Pontefice sono state un invito troppo forte a ragionare su un tema così importante e desidero che anche Voi possiate trovare in queste parole un profondo spunto di riflessione e di crescita spirituale.

Vorrei non essere frainteso: questo articolo non vuole essere altro che una riflessione su ciò che il titolo cita. Nessun riferimento alla religione; le parti della lettera del Santo Padre che riporto in questo articolo non fanno riferimento alla religione anche se la lettera, nella sua interezza, è chiaramente uno splendido invito ad amare Dio; ma io desidero evitare di parlare di una cosa così grande e così personale quale è la convinzione religiosa che ciascuno di noi ha o non ha. Mi limiterò perciò soltanto a riportare alcuni passi della lettera e da essi magari prendere spunto per riflessioni più semplici seppure sempre significative.

Papa Ratzinger: per definire questo papa utilizzo le parole usate da Alessandra Borghese nel suo libro “Lourdes”.

Parlando del papa Alessandra Borghese dice tra l’altro:  ”….. è un grande studioso, uno dei teologi più importanti della nostra epoca…….”, “……è uno di coloro …….. che raggiungono Dio con il cuore, che si sposa alla sapienza dei veri sapienti….”. Non credo sia necessario aggiungere altro su di lui. Provo a citare alcuni brani della lettera.

In essa si legge: “……….un problema che voi stessi sentite ……………. : il problema dell’educazione. …………… . Educare però non è mai stato facile e oggi sembra diventare sempre più difficile. Lo sanno bene i genitori, gli insegnanti,……… . Si parla perciò di una grande emergenza educativa,………… In realtà, sono in questione non soltanto le responsabilità personali degli adulti e dei giovani…….ma anche un’atmosfera diffusa, una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona umana, del significato stesso della verità e del bene, in utima analisi della bontà della vita. ………..”.

Ancora: “A differenza di quanto avviene in campo tecnico ed economico, dove i progressi di oggi possono sommarsi a quelli del passato, nell’ambito della formazione e della crescita morale delle persone non esiste una simile possibilità di accumulazione, perchè la libertà dell’uomo è sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna generazione deve prendere di nuovo, e in proprio, le sue decisioni. Anche i più grandi valori del passato non possono semplicemente essere ereditati ……… il bisogno di quei valori torna a farsi sentire in modo impellente: così, in concreto, aumenta la domanda di un’educazione che sia davvero tale.”.

Ancora: Anche la sofferenza fa parte della verità della nostra vita. Perciò, cercando di tenere al riparo i più giovani da ogni difficoltà ed esperienza del dolore, rischiamo di far crescere, nonostante le nostre buone intenzioni, persone fragili e poco generose: la capacità di amare corrisponde infatti alla capacità di soffrire, e di soffrire insieme. …………….. trovare un giusto equilibrio tra libertà e disciplina. Senza regole di comportamento e di vita, fatte valere giorno per giorno anche nelle piccole cose, non si forma il carattere e non si viene preparati ad affrontare le prove che non mancheranno in futuro. ………….”.

Per terminare: “Man mano che il bambino cresce, diventa un adolescente e poi un giovane; dobbiamo dunque accettare il rischio della libertà, rimanendo sempre attenti ad aiutarlo a correggere idee e scelte sbagliate. Quello che invece non dobbiamo mai fare è assecondarlo negli errori, fingere di non vederli, o peggio condividerli, come se fossero le nuove frontiere del progresso umano. L’educazione non può dunque fare a meno di quell’autorevolezza che rende credibile l’esercizio dell’autorità.”, “……..alla radice della crisi dell’educazione c’è infatti una crisi di fiducia nella vita”.

Lo so, non siamo abituati a parlare e ragionare di tematiche così profonde, eppure se solo ci si sofferma un poco sui concetti sopra espressi ci si può accorgere come in fondo tali concetti siano insiti in ciascuno di noi. Proviamo a ragionare su di essi. Credo sia l’unica strada percorribile per migliorare la nostra vita ma soprattutto dare un futuro a quella dei nostri figli e dei figli che da essi verranno.

Vi abbraccio con grande affetto.

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