
Personaggio che guida la quadriga
Il presente articolo è in realtà il secondo che dedico alla speleoarcheologia. Il primo risale a qualche mese fa (18 ottobre 2008 – titolo “Madre terra”), quando, alle prese con il corso di preparazione a questa splendida attività, svolto presso il gruppo Sotterranei di Roma (www.sotterraneidiroma.it), parlai di una visita che il gruppo fece alla parte sotterranea di Villa Adriana.
Questa volta si tratta della visita effettuata senza alcuna difficoltà tecnica ad un gruppo di tombe etrusche che si trovano a Sarteano, in provincia di Siena.
Arrivarci è estremamente facile da Roma perchè mediante l’Austostrada del sole in un’ora e mezza circa si arriva al casello di Chiusi. Da lì sono solo 7 chilometri di strada dalle curve “dolci” nelle colline della parte meridionale della provincia di Siena.
Perchè parlo di queste tombe ed in particolare di un dromos che permette l’accesso ad una unica camera sepolcrale? Perchè visitando questo sito, che è posto sotto il livello del terreno ma è di facilissimo accesso, mi sono trovato di fronte ad una decorazione figurata dai bellissimi colori.
Non mi piace lasciarmi andare alle facili ed entusiastiche aggettivazioni. Nel nostro mondo televisivo oramai tutto è fantastico, straordinario, stupefacente, entusiasmante, unico, irripetibile ecc. tranne poi scoprire che si tratta quasi sempre di “paccottiglia” senza capo ne coda e molte volte anche volgare.
Ritornando al mio ingresso nella camera sepolcrale attraverso il dromos posso assicurarvi di aver provato una intensa emozione quando sulla parete di sinistra ho visto in tutto il suo splendore la decorazione della quale vi riporto solo un paio di immagini, che tra l’altro danno solo una vaga idea della bellezza assoluta di tale dipinti.
Posso quasi affermare di aver provato una emozione intensa, scientificamente definita come “sindrome di Stendhal”, mai in realtà provata prima in vita mia.
Definizione da Wikipedia: “La sindrome di Stendhal, detta anche sindrome di Firenze, è il nome di una presunta affezione psicosomatica che provoca tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e anche allucinazioni in soggetti messi al cospetto di opere d’arte di straordinaria bellezza, specialmente se sono compresse in spazi limitati.”
Cercate di capire che non sto esagerando. Avrei voluto sfiorare con le dita quei colori e quelle linee, così caldi e morbidi. Mi sono ovviamente astenuto dal farlo e mi sono limitato a scattare fotografie “a raffica” ovviamente senza flash.
Tra l’altro l’affresco risulta in più parti fortemente danneggiato dal tempo (oltre 2000 anni ci separano dalla sua realizzazione!) e dalle “visite” fatte da tombaroli e predoni di vario genere che si sono susseguiti nei secoli.
Nella sua interezza l’opera disegna l’usuale banchetto funebre etrusco, con la raffigurazione (presunta) di un padre che accoglie all’arrivo nella città dei morti, un giovane figlio. La parte principale della grandiosa raffigurazione (è lunga circa 7-8 metri) è occupata da una quadriga tirata da due grifoni e da due leoni e guidata da un “essere demoniaco”, con gli occhi rotondi e spalancati, il naso adunco ed i capelli rossicci scompigliati al vento (vedi prima figura ad inizio articolo).
Il personaggio potrebbe raffigurare Charun (da cui il nome Caronte!) il demone della morte, la cui principale funzione era quella di accompagnare le anime nell’Oltretomba.

Da qui il nome dato al sito: “Tomba della quadriga infernale”.
Mi scuso per la brevità perchè tanto e tanto altro andrebbe detto. Ma questo blog vuole solo offrire spunti di riflessione e stimoli alla conoscenza “vera”, alla crescita, alla vita ed all’amore.
Presto vi parlerò di altro.
- animali “infernali” a guardia dell’Oltretomba