Pubblicato da: ust | aprile 7, 2011

Libia e l’ennesima guerra.

Non c’è niente da fare. Mi ostino a ragionare con la mia testa. I miei ragionamenti hanno alla base miei presupposti, miei principi, miei convincimenti e valori che in me, andando avanti con l’età e quindi con il “vissuto”, con l’esperienza, diventano sempre più inamovibili, tanto li sento fortemente giusti.

Oggi è domenica 20 marzo 2011. Tre giorni fa abbiamo festeggiato i 150 anni della unità dell’Italia, con riferimento a Vittorio Emanuele II di Savoia proclamato dal Parlamento Italiano ed eletto primo re d’Italia il 17 marzo 1861. Mi sono sentito italiano. Più di sempre e chi mi conosce sa quanto io amo ed ho sempre amato l’Italia (un po’ meno gli italiani). Mi sono sentito italiano come mai successo prima, fiero di esserlo. Amo profondamente i tantissimi aspetti positivi che ci riguardano, come terra, come popolo e come storia. Ho messo la bandiera italiana al balcone già da più di una settimana e ancora è lì …… e come me tante altre persone. Ho assistito con piacere che in tutta Italia, anche nella profonda “padania”, ci sono state chiare manifestazioni di vero amore vero per il nostro paese (vedi quanto accaduto anche a Milano e Torino).

Bene, dicevo, questo amato paese ha alla sua guida persone che hanno deciso di fare un’altra guerra. A qualcuno è forse sfuggito ma noi siamo un paese in guerra da molto tempo. Perché noi le guerre le facciamo a casa degli altri. Gli altri interventi le hanno chiamate MISSIONI DI PACE. Come lo definiranno questo intervento? Bene da due giorni, insieme a francesi, inglesi, canadesi e immancabili americani USA abbiamo deciso di sistemare il “problema Gheddafi”. Peccato che pochi mesi fa abbiamo assistito ancora una volta alla follia di questo dittatore proprio qui da noi e il secondo rappresentante di questo paese gli ha pure baciato la mano.

Non mi unisco al coro di tutti quelli che quotidianamente “sputano” sentenze sul Sig. Berlusconi e sulla sua compagine governativa. Sono anni che penso che la maggioranza degli italiani si merita il governo che ha, perché la cultura di questo paese è pressoché azzerata e le persone non sono più in grado di giudicare. Male gli porterà. Male CI porterà.

Si trova sempre una scusa per fare un intervento militare. La politica internazionale è sempre una cosa molto complessa, troppo complessa.

Le scelte scellerate le pagheremo care. Siamo un popolo molto compromesso da un punto di vista della cultura, invecchiato dal  punto di vista dell’età, un paese in cui chi coordina le scelte del futuro e prende decisioni per esso ha più di 70 anni, un posto in cui la maggioranza della popolazione è vecchia ed egoista, una popolazione con pochi giovani italiani. Tra 50 – 60 anni gli italiani saranno in netta minoranza rispetto agli “stranieri” che stanno arrivando con un flusso INARRESTABILE. Queste persone in cerca di migliori condizioni di vita stanno avendo qui il loro riscatto, stanno aprendo attività, stanno insediando la loro vita qui, facendo figli che nascono qui. Io ho molti alunni con nomi e cognomi non italiani ma che sono nati qui. Tra l’altro i genitori di questi ragazzi sono di una grande educazione e rispetto nei miei confronti quando vengono ai colloqui a scuola per parlare dei loro figli. Sono molto più educati e rispettosi di molti genitori italiani …… E le migliori delle nostre menti, quelle più preparate,  i nostri migliori giovani se ne vanno cercando fortuna altrove, in altri paesi. Non mi vorrei sbagliare ma ho sentito parlare di 60.000 giovani che ogni anno cerca lavoro e opportunità di crescita fuori dai nostri confini.

La guerra mi fa schifo. E’ facilissimo farla a casa degli altri. E non tollero chi giustifica questa operazione militare dicendo che l’economia del nostro paese e dell’Europa o dell’Occidente più in generale necessita un tale comportamento. Non so come ci sentiremmo se si iniziassero ad avere attentati terroristici a raffica sul nostro territorio oppure se accadesse che altri paesi, alleandosi con la Libia di Gheddafi, reagissero contro il nostro paese ed i paesi a noi alleati, magari militarmente. Non è un’idea tanto “campata in aria”. Se i razzi piovono sulla testa di altri a noi interessa poco. Popolo imbelle. E nessuno protesta né si levano almeno mormorii di disapprovazione.

Oggi Totti ha segnato altre due reti e il Milan ieri ha perso con il Palermo. Dobbiamo fare la “riforma della Giustizia”. Dobbiamo decidere se fare le centrali nucleari………e intanto paghiamo la benzina 1,60 euro al litro…..una follia!!! Come sono gli italiani? O almeno la maggioranza di essi? Ditemelo Voi.

Io non credo nella violenza, la guerra e chi la persegue mi fa schifo  e penso che ci siano metodi diversi per convivere su questo pianeta sempre più stretto, sporco e povero di valori e che se non faremo sentire con forza crescente le nostre giuste idee poi non potremo lagnarci né protestare quando la scure cadrà sulle nostre teste.

Non mi dite che sono pessimista …… non credo di dire cose sbagliate. Auguri a tutti!

Pubblicato da: ust | gennaio 3, 2011

2010 in review

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1

Chi Sono February 2008
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2

L’albero degli amici April 2009

3

Poesia di Borges November 2009
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4

Spegni la tv, accendi il cervello. La pubblicità January 2009
2 comments

5

Tomba della quadriga infernale. April 2009

Pubblicato da: ust | settembre 28, 2010

Progressione verticale su corda

Domenica 26 settembre ore 7.00. Non mi andrebbe di alzarmi. in questi giorni di settembre avrei bisogno di dormire un po’ di più ma …….. l’appuntamento è per le ore 8.00 sotto casa ed ho deciso di partecipare ad un corso di PROGRESSIONE VERTICALE . Si tratta in poche parole di imparare a salire e scendere appesi ad una fune con metodi alpinistici o meglio speleologici.

Cerco di spiegarmi meglio (per quello che finora ho capito): sia per salire che per scendere attaccati ad una parete di roccia o per scendere o salire in un buco di una grotta si usano delle tecniche. Ecco: io sto partecipando ad un corso per imparare tali tecniche.

In particolare a me interessa perché, con le persone iscritte come me al Centro Ricerche Speleo Archeologiche, vado ad ispezionare ed indagare in ipogei sia naturali che artificiali. Tombe, acquedotti, catacombe, antichi monumenti, ecc. tutti luoghi di nostro interesse, come già ho avuto modo di descrivere in altro post.

E allora eccoci qui, sulla macchina che ci porta a Guidonia, vicino Roma, per apprendere tali tecniche in una “palestra” all’aperto guidati da pazienti “maestri” di tali tecniche, per lo più speleologi che svolgono tale attività di speleologia con l’applicazione di queste tecniche da tanti anni, alcuni più di venti. La palestra consiste in 4 speroni di roccia di varie altezze, la più bassa di 5-6 metri fino alla più alta di circa 15-18 metri. Ci incontriamo davanti ad un bar di Guidonia e dopo i saluti di rito e rapido caffè ci avviamo nelle campagne circostanti e dopo 5 minuti arriviamo sul posto per esercitarci.

Ci insegnano ad indossare le attrezzature e, giuro, mi “impiccio” un paio di volte anche perché le attrezzature non sono molte ma …… moschettoni, funi, funicelle, discensore, croll (si scriverà così? Boh! :) ) imbraco, longe, insomma molta confusione. In testa il caschetto speleo che in questa attività è comunque fondamentale.

Siamo una decina di nuovi “adepti” ma come ci invitano ad iniziare a provare parto per primo: sono sempre stato così, sono impaziente e mi piace cimentarmi. Mi spiegano come attaccarmi alla fune che scende dall’alto: si tratta di salire. Movimenti alternati e un po’ di attività fisica: non mi sembra difficle e rapidamente sono quasi in cima ma …. qui viene il bello perché si tratta di sganciarsi dalla fune a cui sono attaccato per attaccarmi ad altra fune e chiudere l’ascesa. Peccato che questa manovra io la debba fare a 6 metri di altezza!

Vabbé! Grande calma mentre la paziente Isabella (speleologa da 18 anni) attaccata alla fune a fianco alla mia mi spiega e mi guida nelle manovre che riescono (fortunatamente) perfettamente e mi permettono di raggiungere la “vetta”. I miei primi 6 metri da “scalatore”.

Salgono altri e alla fine delle varie prove siamo sparsi su tutte e quattro le postazioni. “Chi vuole provare a fare quella alta?” La domanda rimane per 5 secondi in aria perché nessuno risponde. La vocetta che ho dentro mi suggerisce di provare: “eccomi” dico e forse, subito, ho una sensazione di pentimento …… ma è tardi.

Con Fabrizio mi reco sotto l’alta parete e mi aggancio alla lunga fune che pende nel vuoto dall’alto e, vista da sotto, sembra proprio lunga. Lui si aggancia alla fune a fianco alla mia per guidarmi nell’attività. Comincio a salire e subito mi accorgo che contrariamente al caso precedente della roccia alta 6 metri nel quale potevo toccare sempre la parete, qui invece si tratta di salire nel vuoto e io trovo la cosa estremamente più difficile, anche dal punto di vista fisico. Comincio a sudare, molto, ma è più per la tensione che per la fatica, che pure è abbastanza…… e poi, porca miseria (scusate la brutta parola) è proprio alto qui. Insomma arrivo finalmente in cima, pensando alla “vocina interiore” che mi ha spinto, sforzandomi di non guardare giù e con la consapevolezza che, quando ho fatto il vigile del fuoco, non soffrivo di vertigini. Infatti me lo ripeto “non soffro di vertigini, l’altezza non è niente di particolare, ….. ” ma erano molti anni che non mi trovavo così, appeso nel vuoto, attaccato ad una fune da 10 millimetri circa di diametro!

Sono un ingegnere e so che, tecnicamente, con quella fune ci potrei trascinare un camion o alzare un peso molte molte volte più grande del mio ma ….. provate e capirete :) .

Insomma avete presente quando in un brutto sogno dite “adesso mi sveglierò, non è che un sogno”? Ecco, io me lo sono detto almeno tre volte ma, ahimé, era la realtà. Grandi respiri, cercando di dissimulare verso Fabrizio la mia forte tensione che credo sia apparsa invece comunque palese, visto che Fabrizio mi chiedeva più volte se tutto era ok! Mi sono concentrato sull’attività, soprattutto per non pensare al vuoto sotto di me. Si trattava di sganciarsi dalla fune per agganciarsi con il discensore e tornare giù con tecnica opportuna! Che ci vuole? Vabbè, la faccio breve. Ci riesco e ricomincia la discesa che in realtà è rapida e veramente gradevole.

Volete sapere: oggi è martedì e io non vedo l’ora di tornare lì domenica prossima, per la seconda giornata di esercitazioni, e riprovare! Sono incosciente? Sono irrazionale? Sono stupido? Non so rispondere. Trovo la cosa affascinante, veramente bella, soprattutto se osservata da un punto di vista “tecnico”. E poi, in fondo, sto solo imparando delle “manovre” per scendere a esplorare i miei amati ipogei e tornare fuori. Qualche foto Vi ha fatto forse capire qualcosa di più della descrizione che Vi ho fornito in questo confuso articolo.

Pubblicato da: ust | settembre 19, 2010

Discorso di Pericle agli ateniesi

Quanto siamo lontani…………………..in tutti i sensi.

Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti

invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute

private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri,

chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come

una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi

l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere

a modo suo.

Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a

fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende

private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni

private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le

leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono

nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e

benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in

grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.

Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce

sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare

qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non

cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.


Pubblicato da: ust | settembre 12, 2010

La società italiana ed un professore di scuola

Domani torno in aula, dai “miei” ragazzi. I ragazzi sono sempre nella mia mente, quelli che ho avuto il piacere di avere come studenti e quelli (ancora nel mio immaginario) che lo saranno.  Nei giorni immediatamente precedenti l’inizio dell’anno scolastico i pensieri si fanno più pressanti, invadenti ma mai fastidiosi, ed io, che ho sempre visto i giovani come la vera ricchezza di questo paese, il vero futuro, la mia continuità, non posso fare a meno di “contestualizzarli” (scusate la pessima parola) nell’oggi e nella nostra attuale società, una società che questi ragazzi, più che vivere, subiscono. I ragazzi di oggi, i cittadini attivi di domani.

Attualmente non sono ottimista, non lo sono più da troppo tempo ma ho capito che in me, nel mio cuore, la speranza in una rinascita non morirà mai ed io, fiducioso, l’attendo.

Credo, tra l’altro, che noi professori di questa “ignobile parodia” in cui hanno trasformato la Scuola italiana, abbiamo un compito gravoso dal quale non dobbiamo e non possiamo esimerci: provare (almeno) a “svegliare” le coscienze dei “nostri” ragazzi, gettando dei “semi di buon senso, dignità, amor proprio” che forse un giorno germoglieranno.

Allego il post di Beppe Grillo. Non condivido ogni cosa di Grillo ma il post di oggi sembra lo abbia tirato fuori dal mio cuore. Non smettiamo di pensare: potranno toglierci tutto ma non le nostre conoscenze.

Ecco il post di Beppe Grillo.

Cosa sei disposto a perdere? E cosa hai già perso? Qual è il limite a cui dovrai arrivare per poter cambiare, rischiare qualcosa? Ed esiste per te un limite? Cosa potrà, se lo potrà, cambiare la tua vita che gira a vuoto senza mai fermarsi? Gli schiavi migliori sono quelli inconsapevoli, che pensano di essere liberi di scegliere, che sopravvivono credendo di vivere. Forse tu sei uno di loro.
Ogni tanto un tratto di corda, un diritto in meno, un minor grado di consapevolezza, la luce che diventa più flebile. La fine dei sogni. Il significato (cos’è la tua vita senza un significato?) annullato dalle necessità quotidiane, dalla produzione del superfluo, dalle luci sfavillanti del nulla sociale. L’affanno del vivere, proprio dello schiavo, ha creato il pensiero dello schiavo, di chi lotta per un posto di lavoro, per pagare il mutuo, la macchina, la scuola per i figli e le tasse, le bollette per ogni aspetto del vivere, dall’acqua, all’energia, al riscaldamento, ai rifiuti, al loro smaltimento. La vita è merce, chi paga può permettersela, ma anche i più fortunati comprano solo merce, non sogni. L’italiano ha smesso di sognare, di rischiare, di cercare un significato come persona e come comunità. I più consapevoli si sono spesso ritirati come gli stiliti antichi su una colonna e da lassù contemplano e compatiscono i loro simili. Molti hanno scelto la fuga verso Nuovi Mondi, alla ricerca di un significato e di una libertà sociale qui inimmaginabile, Barcellona, Melbourne, Londra, Parigi, Berlino sono la loro meta, mai nella Storia recente tanti giovani, quasi tutti laureati, hanno lasciato il nostro Paese. Altri gridano come una voce nel deserto, tollerati, ignorati, spesso sbeffeggiati. Sono minoranza da così tanto tempo che cominciano ad avere dei dubbi. Che siano loro a sbagliare, che il Sistema sia l’unico possibile e una vita da schiavi non sia così disprezzabile. Annullarsi ha i suoi vantaggi. Eviti di vedere la tua terra massacrata, la scomparsa di ogni valore, la perdita della democrazia, le mafie, la fine dell’orgoglio di essere italiano, le nuove povertà, l’assassinio continuo dei migliori come Vassallo e Ambrosoli (ucciso anche dopo morto). Tiri a campare per non tirare le cuoia come disse Andreotti, il simbolo vivente (e marcescente) insieme a mille altri della Terra Desolata che è oggi l’Italia. Cambiare si può, sognare si può,attraversare la Terra Desolata per arrivare al significato, al Graal si può, ma ognuno deve prendersi il suo rischio, grande o piccolo che sia. La gabbia è sempre rimasta aperta, ora bisogna provare a volare. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Ancora a tutti i mie ragazzi auguro un BUON ANNO SCOLASTICO: cerchiamo di fare del nostro meglio e i risultati buoni del nostro lavoro presto si vedranno.

Pubblicato da: ust | febbraio 28, 2010

Smarrimento

Ci riprovo. Voglio comunicare.

Il desiderio in realtà non manca mai ma, rispetto alla voglia di comunicare, prevale lo sconforto e lo smarrimento. Ecco perché da molto tempo non pubblico più articoli. Ma stasera è diverso……….

Ho 53 anni compiuti due giorni fa e mai avrei pensato nella mia vita che, giunto a questa età, avrei avuto un tale senso di incertezza, indeterminazione verso il futuro. Interrogo la storia ma anche qui gioca un ruolo preponderante la mia ignoranza, la mia “non conoscenza”. La conoscenza della storia sarebbe la “pietra di paragone” per provare a comprendere l’oggi.

Qualunque cosa osservi, all’interno di questo immiserito paese, così ricco di tanto “inutile” e contemporaneamente così povero di tutto ciò che è realmente importante, a partire dalla cultura per finire con i valori morali, tutto mi sembra fatiscente, decadente, arrabbattato, accroccato alla meno peggio. La gente è sfiduciata e prevale la “cultura del furbetto”, dell’arrogante di turno, cosa della quale ho già avuto modo di parlare in un altro mio articolo.

Ditemi che sbaglio, fatemi notare incongruenze nelle mie parole, menzogne nei miei ragionamenti, abbagli nelle mie considerazioni: ne sarò felicissimo.

Ho la speranza che l’ampia parte buona di questo paese, in un moto spontaneo di ribellione verso tutto il marcio che ci circonda, riesca presto a riprendere la sua giusta collocazione, il posto che in un paese bello e ricco di storia come il nostro gli spetta di diritto.

Continuo a fare il mio dovere, come sempre ho fatto. Sfido chiunque a indagare sulla mia vita ed a tirare fuori tutto il “marcio” che in essa possa esserci: mentre scrivo penso a queste ultime parole e sorrido malinconico.

Il pensiero che più mi opprime è il futuro dei miei ragazzi. Io vivo tutti i giorni con i miei ragazzi e li “vedo” proiettati nel futuro……….che malinconia.

Li invito caldamente e continuamente a “fuggire” da qui. Il mondo è grande e deve cambiare l’idea dell’appartenenza ad una terra. Avrebbe senso rimanere qui se avessimo la possibilità di mantenere delle tradizioni, una storia, un qualche retaggio. Ma oramai è tutto finito, o quasi.

Mi permetto di sperare di svegliarmi una mattina e vedere che qualche cosa di nuovo stia accadendo. Si dice che “chi di speranza vive disperato muore” : beh, questo è l’unico caso in cui la “voce di popolo” spero sia falsa……..

Pubblicato da: ust | novembre 10, 2009

Poesia di Borges

Una carissima amica (nella bellissima accezione del termine) mi ha inviato questa poesia.

Vi rendo partecipi di questi versi, che forse già conoscerete, per condividerne la bellezza e la verità che in essi, secondo me, vi è racchiusa.

I miei lettori più giovani non capiranno adesso fino in fondo il loro significato. I lettori più “grandi” invece credo che capiranno pienamente la “saggezza” di questi versi.

Un abbraccio a tutti.

ISTANTI

Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita

nella prossima cercherei di fare più errori

non cercherei di essere tanto perfetto,

mi negherei di più,

sarei meno serio di quanto sono stato,

difatti prenderei pochissime cose sul serio.

Sarei meno igienico,

correrei più rischi,

farei più viaggi,

guarderei più tramonti,

salirei più montagne,

nuoterei più fiumi,

andrei in posti dove mai sono andato,

mangerei più gelati e meno fave,

avrei più problemi reali e meno immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente

e precisamente ogni minuto della sua vita;

certo che ho avuto momenti di gioia

ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.

Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,

solo di momenti, non ti perdere l’oggi.

Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,

una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute;

se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera

e continuerei così fino alla fine dell’autunno.

Farei più giri nella carrozzella,

guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,

se avessi un’altra volta la vita davanti.

Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

Jorge Luis Borges

Pubblicato da: ust | novembre 3, 2009

Sulla meditazione….

Sempre prendendo spunto da Terzani, che ne “La fine è il mio inizio” dice:

Ho ripensato molto a quello che tu mi chiedevi (parla con il figlio che lo intervista) sulla meditazione. Io credo che, come dire …… Innanzitutto la meditazione è una cosa inconscia. Non è che tu ti metti lì e dici “Ora medito!”. Perché come diceva Coleman “Ho visto tante galline star sedute ore e ore sulle uova, ma non ne ho vista una diventare illuminata”. Il problema non è stare seduto lì, il problema è entrare, inconsciamente proprio, per spinta interiore, in una dimensione in cui senti che le cose non sono come appaiono, che c’è un altro livello. E questo è quello che ti consola, che ti tira su, a cui ricorri, a cui puoi tornare.

E solo concentrandoti e lasciando fuori tutto quello che è fuori …. Tutto quello che è fuori lo lasci fuori da te, fuori, fuori, fuori – i rumori, gli uccellini, le passioni, le delusioni – fuori, fuori. E rimane questo nucleo vuoto, se vuoi, che sei tu. O almeno, non il tu Folco (nome del figlio) ma quel tu che è parte di questa cosa che non è nemmeno l’umanità, è il cosmo.

E quando cominci a vederle così, le cose cambiano.

MIA NOTA: Chi ha provato a fare qualche esercizio del genere, magari facendo qualche tipo di yoga, sa che è così.

Un caro saluto a tutti nella speranza di averVi offerto un altro spunto di riflessione.

Pubblicato da: ust | settembre 27, 2009

La vita (secondo Terzani)

Tiziano Terzani

In questi giorni ho sentito forte il bisogno di rileggere “LA FINE E’ IL MIO INIZIO” di Tiziano TERZANI (sottotitolo: “Un padre racconta al figlio il grande viaggio della vita”). Credo che la necessità di rileggere questo libro sia dovuta allo stato d’animo che sto vivendo in questo momento della mia vita. Credo che la mia età sia “particolare”. Intendiamoci: ogni età è particolare ma qualche età è più “particolare” di altre età. A 50 anni passati si cominciano a fare molti bilanci……..

Terzani scrive così: “Una strada c’è nella vita, e la cosa buffa è che te accorgi solo quando è finita. Ti volti indietro e dici <Oh, ma guarda, c’è un filo!>. Quando vivi, non lo vedi, il filo, eppure c’è. Perchè tutte le decisioni che prendi, tutte le scelte che fai sono determinate, tu credi, dal tuo libero arbitrio, ma anche questa è una balla. Sono determinate da qualcosa dentro di te che innanzitutto è il tuo istinto, e poi forse da qualcosa che i tuoi amici indiani (tuoi intende del figlio n.d.s.) chiamano il karma e con cui spiegano tutto, anche ciò che è inspiegabile. …………”

Scriverò ancora, come già ho fatto, di Terzani e delle sue riflessioni.

Un saluto con affetto.

Pubblicato da: ust | settembre 25, 2009

Nuovo anno scolastico.

E’ inevitabile che dopo tanti mesi di silenzio io ritorni qui parlando della mia vita: la scuola.

Dal 1° settembre nuovo inizio. Mentre lo scorso anno non vedevo l’ora di ricominciare quest’anno, al contrario, avevo un grande magone, un malessere profondo. Le motivazioni di tale malessere sono molte ma non voglio soffermarmi su questo bensì voglio centrare la mia attenzione su di una cosa che mi ha veramente colpito.

L’anno scolastico, come già detto, in realtà inizia dal 1° settembre e non inizia con le lezioni: quello accade dopo, passati una quindicina di giorni. Dal 1° settembre tutti i docenti svolgono una serie di attività propedeutiche alla didattica, alla attività con gli alunni ed al buon funzionamento della scuola. Ribadisco la mia enorme demotivazione iniziale. Poi arriva il 15 settembre con l’assegnazione delle classi: si va “al fronte”, in trincea. Beh, volete sapere cosa mi è accaduto? Entro in classe e lentamente ora dopo ora, giorno dopo giorno, davanti ai ragazzi, grazie al loro “esserci”, grazie alla loro energia che assorbo quasi come l’ossigeno che mi serve per vivere, sento sciogliersi la tensione e sale dentro il piacere intenso nello svolgere questo “lavoro – non lavoro”.

Sono preoccupato. Mi sa tanto che davvero mi sto invecchiando. Questi miei alunni ………. potrò mai privarmi di loro?

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