La “G” di Giudici nel titolo non è “a caso” maiuscola.
Io amo il mio Paese, amo l’Italia.
Io non so quanti di coloro che proveranno a leggere o leggeranno interamente quanto segue in questo post riusciranno a comprendere quanto grave sia la situazione in Italia e quanto compromesso sia il nostro futuro.
NON RIESCO PERO’ A NON ESSERE OTTIMISTA. Basta leggere un po’ di storia e si capisce immediatamente che ad ogni periodo buio segue sempre un bellissimo periodo di luce. IL PROBLEMA E’ SOLO CHE NON SO QUANTIFCARE QUANTO DURERA’ QUESTO PERIODO BUIO MA SOPRATTUTTO QUANTO CI COSTERA’ in termini di sacrifici, perdita di cultura e ……. di vite umane.
Riporto l’intervento di SALVATORE BORSELLINO, FRATELLO DEL PIU’ NOTO GIUDICE PAOLO, ucciso a Palermo un mese dopo che il suo fraterno amico GIOVANNI FALCONE aveva fatto la stessa fine. Questo intervento è stato fatto alla MANIFESTAZIONE DI PIAZZA FARNESE pochi giorni fa. NE AVETE SENTITO PARLARE DAI MEDIA??? No????? Chiedetevi il perchè!
Leggete attentamente, Vi prego e soprattutto NON STANCATEVI DI CERCARE LA VERITA’……… e capirete.
Soprattutto ai più giovani dico di mantenere dentro se stessi ciò che ciascun essere umano ha sin dalla nascita E CIOE’ LA DIGNITA’. NON BARATTATE MAI LA VOSTRA DIGNITA’, NON VE LO PERDONERESTE PIU’.
A loro aggiungo: OCCHI APERTI, E’ IL VOSTRO FUTURO IN GIOCO.
Testo del discorso di Salvatore Borsellino (del quale c’è un EMOZIONANTE FILMATO SU YOUTUBE – GUARDATELO) http://it.youtube.com/watch?v=p79RSMLnZGk:
“Grazie a tutti.
Ringrazio soprattutto quei tanti ragazzi, quelle tante persone che ho incontrato oggi qui e che vengono da tutte le parti d’Italia. Sono quei ragazzi che incontro quando vado in giro per l’Italia a gridare la mia rabbia e a cercare di suscitare nella gente quella indignazione che ritengo che tutti dovrebbero avere nel vedere il baratro nel quale stanno facendo precipitare il nostro Paese.
Vedete, ieri Sonia Alfano mi ha telefonato e mi ha detto: “dobbiamo proiettare un video nel quale si vedranno delle immagini crude, delle immagini della strage di Paolo”.
Mi ha chiesto se poteva farlo, se sarei stato in qualche maniera colpito, sconvolto. Quelle immagini non mi sconvolgono affatto, vorrei che venissero proiettate ogni giorno in televisione, perché la gente si rendesse conto di quello che è stato fatto. Si rendesse conto di qual è il sangue sul quale si fonda questa disgraziata Seconda Repubblica, che capisse che è fondata sul sangue di quei morti. Vedere quelle immagini non mi sconvolge. Una cosa mi sconvolge: vedere le immagini di quelle stragi dopo aver visto quelle due persone che prima parlavano di Dell’Utri, delle bombe che metteva Mangano, e ridevano.
Ridevano, ghignavano rispetto a quelle cose: questo mi sconvolge.
Vorrei che quelle due persone venissero messe in una cella come mettevano quegli assassini di Arancia Meccanica, aprirgli gli occhi e costringerli a vedere, vedere, vedere, vedere in continuazione quelle stragi. Ecco quello che vorrei.
Io ho visto oggi quelle stragi e mi sono ricordato di una cosa che mi ha detto Gioacchino Genchi, che è arrivato sul luogo della strage due ore dopo il fatto. Io ci misi cinque ore a sapere che mio fratello era morto perché la televisione dava notizie contraddittorie: forse è stato ferito un giudice, forse sono stati feriti uomini della scorta. Fu mia mamma che, cinque ore dopo, mi telefonò dall’ospedale e mi disse: “tuo fratello è morto”.
C’era qualcuno, però, che si chiamava Contrada che lo seppe ottanta secondi dopo che mio fratello era stato ucciso e io vorrei, io chiedo, io grido: voglio che queste cose vadano a finire nelle aule di giustizia!
Che ci siano processi per queste complicità che ci sono state all’interno dello Stato!
L’avete sentito di cosa parlavano Berlusconi e Dell’Utri: ecco perché vogliono impedire le intercettazioni, perché quelle cose non possiamo, non dobbiamo sentirle.
Non dobbiamo sentirle se no ci rendiamo conto di quella che è la classe politica che ci governa, ci rendiamo conto di chi oggi ha occupato le istituzioni.Il più grande vilipendio alle istituzioni è che queste persone indegne di occupare quei posti occupino le istituzioni. Questo è il vilipendio alle Istituzioni e allo Stato.
E’ il fatto che una persona che è stata chiamata “Alfa”, in un processo che non è potuto andare avanti perché è stato bloccato, come tutti gli altri processi che riguardano i mandanti occulti e esterni, possa occupare un posto così alto all’interno delle nostre Istituzioni.
Genchi arrivò in quella piazza due ore dopo la strage, mi ha raccontato che aveva conosciuto Emanuela Loi un mese prima perché faceva da piantone alla Barbera.
Era una ragazza che non era stata addestrata per fare il piantone, per fare la scorta a un giudice in alto pericolo di vita come Paolo Borsellino. Eppure quel giorno era lì a difendere con il suo corpo, e nient’altro che con quello, Paolo Borsellino. Questi sono gli eroi, non quelli di cui parlano Berlusconi e Dell’Utri, dicendo che Vittorio Mangano è un eroe.
Gli eroi sono questi ragazzi che il giorno dopo la morte di Falcone, ce n’erano cento tra poliziotti e Carabinieri, si misero in fila dietro la porta di Paolo per chiedergli di far parte della sua scorta.
Se erano messi in fila per andare a morire, perché Paolo sapeva che sarebbe morto. Quei ragazzi, mettendosi in fila dietro la porta di Paolo, sapevano che sarebbero morti anche loro.
Gioacchino Genchi mi raccontò che due ore dopo la strage, arrivando in via D’Amelio vide i pezzi di Emanuela Loi che ancora si staccavano dall’intonaco del numero 19 di via D’Amelio.La riconobbe perché c’erano dei capelli biondi insieme a quei pezzi.
I pezzi di quella ragazza vennero messi in una bara, vennero riconosciuti perché era l’unica donna che faceva parte della scorta, vennero mandati a Cagliari.Sapete cosa venne fatto? Quello che chiamiamo Stato ha mandato ai genitori di Emanuela Loi la fattura del trasporto di una bara quasi vuota da Palermo a Cagliari. Questo è il nostro Stato. Questo è lo Stato che ha contribuito ad ammazzare Paolo Borsellino e io vi racconto queste cose non per farvi commuovere, non per farvi piangere. Non è il tempo di piangere.
E’ il tempo di reagire, di lottare, è il tempo di resistenza! Il tempo di opporsi a questo governo che sta togliendo il futuro ai nostri ragazzi, che ci sta consegnando un Paese senza futuro. E la colpa è nostra che abbiamo permesso che tutto questo succedesse.
Quando Cossiga dice – dopo la manifestazione degli universitari che hanno capito che in Italia si sta cercando di distruggere l’istruzione perché l’istruzione può portare alla resistenza, anche durante il fascismo le scuole erano centri di resistenza e i ragazzi l’hanno capito – e Cossiga cosa ha detto? Ha detto che bisogna mettere infiltrati in mezzo a quei ragazzi perché rompano vetrine, perché vengano distrutte macchine perché le ambulanze sovrastino le altre sirene. Si augura addirittura che venga uccisa qualche donna, qualche bambino perché si possano manganellare quei ragazzi.
Dobbiamo essere noi a metterci davanti a loro, siamo noi che ci meritiamo quelle manganellate per avere permesso che il nostro Paese diventasse quello che è diventato. Un Paese che non è degno di stare nel mondo civile, siamo peggio della Colombia.
Genchi è arrivato in via D’Amelio due ore dopo la strage, ripeto, si è guardato intorno e ha visto un castello. Ha capito che non poteva essere che da quel posto fu azionato il telecomando che ha provocato la strage.
Genchi allora è andato in quel castello, ha cercato di identificare le persone che c’erano dentro, mediante le sue tecniche. Ha capito che da quel castello partirono delle telefonate che raggiungevano cellulari di mafiosi. Perché Genchi ha quelle capacità, le sue conoscenze tecniche sono enormi, egli è in grado, dagli incroci dei tabulati telefonici e non dalle intercettazioni, di riuscire a inchiodare i responsabili di quella strage.
Ecco perché si sta cercando di uccidere Genchi, ecco perché così come hanno ucciso i magistrati si cerca di uccidere anche Genchi. Questo è il vero motivo: per togliere un’altra arma a quello che è la parte sana di Stato che è rimasta.
Cercano di uccidere Genchi, hanno ucciso dei magistrati. Io ieri ho sentito un magistrato – uno di questi uccisi senza bisogno di tritolo – che mi ha detto: “avrei preferito essere ucciso col tritolo piuttosto che così, giorno per giorno, come stanno facendo”. I magistrati oggi, chi ancora cerca di combattere la criminalità organizzata, non viene più ucciso con il tritolo, viene ucciso in maniera tale che la gente non se ne accorga neanche, non reagisca.
Le stragi del 1992 portarono a quella reazione dell’opinione pubblica, a quello che mi ero illuso di riconoscere come quel fresco profumo di libertà di cui parlava Paolo. Quel profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e fin della complicità. Quel puzzo che oggi ci sta sommergendo. Il puzzo dal quale oggi non possiamo stare lontani perché sta permeando tutto il nostro Stato, tutta la nostra vita politica, tutte le nostre istituzioni.
Io, dopo la morte di Paolo, arrivai a dire che se Dio aveva voluto che Paolo morisse perché il nostro Paese potesse cambiare allora avrei ringraziato Dio di averlo fatto morire. Questo era il sogno di Paolo, Paolo sarebbe stato felice di sapere che era morto per questo.Oggi, guardate il baratro nel quale siamo precipitati: io ringrazio Dio che Paolo sia morto, che non venga ucciso come stanno uccidendo De Magistris, Apicella, Clementina Forleo. Io ringrazio Iddio che Paolo non venga ucciso in questa maniera. Che messaggi ci arrivano dalla magistratura? Il presidente dell’Anm dice: “abbiamo dimostrato che la magistratura possiede gli anticorpi per reagire”. E’ una vergogna che un magistrato possa dire queste parole! La magistratura ha dimostrato, semmai, di avere al suo interno quelle cellule cancerogene che la stanno distruggendo, e così come hanno vissuto e pervaso tutte le istituzioni, la classe politica. La magistratura, nei suoi organi superiori, ha dimostrato di essere corrotta al suo interno.
Ormai il cancro sta entrando in metastasi anche negli organi di governo della magistratura.
Non è difficile, se pensiamo che a vice presidente del Csm, quello che dovrebbe essere l’organo di autogoverno della magistratura, c’è una persona indegna, indegna!, come Mancino! Una persona che mente! Mente spudoratamente dicendo di non avere incontrato Paolo Borsellino il primo luglio del 1992, quando sicuramente a Paolo Borsellino venne prospettata quella ignobile, scellerata trattativa tra lo Stato e la criminalità organizzata per cui Paolo Borsellino è stato ucciso. Perché Paolo non può aver fatto che mettersi di traverso rispetto a questa trattativa, questo venire a patti con la criminalità che combatteva, con chi poco più di un mese prima aveva ucciso quello che era veramente suo fratello, Giovanni Falcone. Paolo non può che essere rimasto così sdegnato da opporsi a questa trattativa e a quel punto andava eliminato, e in fretta.
Tant’è vero che il telecomando della strage di via D’Amelio fu premuto. Queste cose non sono potute arrivare al dibattimento perché tutti i processi sono stati bloccati.
Genchi ha dimostrato che quel telecomando era nel castello Utveggio, dove c’era un centro del Sisde, i servizi segreti italiani, è da lì che è arrivato il comando che ha provocato la strage.
Ecco perché Genchi deve essere ucciso anche lui. Hanno ucciso Paolo Borsellino, hanno ucciso Giovanni Falcone e adesso uccidono anche Genchi, De Magistris, tutti i giudici che cercano di arrivare alla verità.
Così qualunque giudice che arriva a toccare i fili scoperti muore, non si può arrivare a quel punto perché oggi gli equilibri che reggono questa seconda repubblica sono basati sui ricatti incrociati che si fondando sull’agenda rossa.
Un’agenda rossa sottratta dalla macchina ancora in fiamme di Paolo Borsellino, in cui queste trattative, queste rivelazioni che in quei giorni gli stavano facendo pentiti come Gaspare Mutolo, come Leonardo Messina erano sicuramente annotate. Quell’agenda doveva sparire, è questo uno dei motivi della strage. Quell’agenda doveva sparire, su quell’agenda io credo che si basano buona parte dei ricatti incrociati su cui si fonda questa seconda repubblica.
E allora Mancino non può venirmi a dire che non ricorda di aver incontrato Paolo Borsellino! Non può soprattutto adoperare quel linguaggio indegno che adopera. Dice: “Io non posso ricordare se fra gli altri giudici c’era anche Paolo Borsellino, che non conoscevo fisicamente”. Ma Mancino non hai visto chi era quel giudice vestito con la sua toga che trasportava la bara di Falcone? Non l’hai visto? Non ti interessavano quelle immagini? Eri ministro dell’interno e non ti interessava che cosa stava succedendo in Italia in quei giorni?
Non ti interessava, a fronte di quell’agenda che ho mostrato e nella quale c’è scritto: “ore 19.30 Mancino” scritto di pugno autografo da Paolo? Lui ha mostrato un calendarietto in cui non c’era scritto niente, l’ha mostrato semplicemente e c’erano tre frasi con gli incontri della settimana.
E’ questo quello che fanno i nostri ministri, oltre che cercare di accordarsi con la criminalità organizzata. E’ per questo che è stato ucciso mio fratello: perché mio fratello si è messo di traverso rispetto a questa trattativa, per questo doveva essere ucciso. Io chiedo, e non smetterò di chiederlo finché avrò vita, che sia fatta giustizia, che vengano cacciati dalle istituzioni quelle persone che sono complici di quello che è successo. Non che venga data l’impunità a chi dovrebbe essere sottoposto a processi e invece non può essere neanche indagato, intercettato, non si può fare nulla.
Dobbiamo subire, stanno adottando la tecnica della frana, per cui ci hanno infilato in un’acqua che a poco a poco si riscalda e la gente non si accorge il punto a cui arriviamo.
Attenzione! Attenti! Stiamo precipitando nel baratro e da questo baratro dobbiamo uscire perché lo dobbiamo ai nostri morti. Lo dobbiamo a Giovanni Falcone, a Paolo Borsellino, a Emanuela Loi, a questi che veramente sono eroi. Dobbiamo riappropriarci del nostro Paese, questo Paese è nostro, lo Stato siamo noi! Non queste persone che indegnamente occupano le istituzioni.
Vi lascio con tre parole che un altro dei giudici che hanno tentato di uccidere ha detto, ed è quello che dobbiamo fare, l’unica cosa che ci resta da fare prima di cadere in un regime dal quale non ci potremo più districare: resistenza! Resistenza! Resistenza!”
………………………………………………………………………………………………………
mi dispiace
Da: giorgio su Febbraio 24, 2009
alle 8:30 am
desideravo chiederle una cortesia se a lei naturalmente farà piacere.
Vorrei mettere nel mio profilo quello che ha scritto: La “G” di Giudici nel titolo non è “a caso” maiuscola. per dare voce al suo impegno anche se nel mio piccolo contribuire a questo in merito a queste due splendide persone e desiderei: giovanni&paolo.
aspetto sue notizie in merito. oMbRa
Da: oMbRa su Marzo 3, 2009
alle 3:11 pm
mi scusi per gli errori riportati nel testo ma oggi la tastiera era in vena di scherzi
Da: oMbRa su Marzo 3, 2009
alle 3:14 pm
Ma gentilissima oMbRa ovviamente e assolutamente SI e con vero piacere.
Puoi utilizzare dei miei post ciò che vuoi.
Preferirei che ci dessimo del “tu”.
Ti posso dire che in questo periodo della mia vita vissuta in questo paese il pensiero di questi due GIGANTI mi aiuta a vivere?
Io insegno in un liceo di Roma e parlo spesso ai miei ragazzi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Un abbraccio
Da: ust su Marzo 3, 2009
alle 8:14 pm
sono felice di ciò che mi scrive, e mi perdoni se le do del lei ma è una mia abitudine ma non per mantenere le distanze ma unicamente per il mio modo di essere
metterò sul mio profilo i suoi post
detto questo la saluto e a presto
un sorriso
Da: oMbRa su Marzo 4, 2009
alle 1:10 am
Caro Gae, prima di intervistare Genchi – anche se poi non fu un’intervista particolarmente fortunata per motivi “superiori” di nome Rutelli – mi informai su cosa aveva fatto. Scavai negli storici dell’Agi e dell’Ansa e scoprii che era stato lui a mettere le mani sul pc di Falcone per capire chi lo aveva manomesso. E sempre a lui hanno fatto riferimento le procure di mezza Italia. Adesso lo distruggono. Perché? Falcone e Borsellino c’entrano poco – ma nel processo contro Genchi sicuramente c’entreranno! – si tratta qui di una tangentopoli ben più grossa di quella di Di Pietro…che non verrà mai fuori perché hanno bloccato tutto. Anche Genchi. L’inchiesta si chiamava Why Not e venne portata avanti da un magistrato coraggioso e rompipalle (nel senso buono), chiamato Luigi De Magistris. Delegittimato e cacciato, un po’ come si fece con Falcone. L’Italia perde il pelo ma non il vizio…ops, volevo dire: il lupo.
Da: Redazione su Marzo 4, 2009
alle 7:36 pm
[...] Italia è ormai un bene raro. Vi copio/incollo un testo un po’ lungo, preso a prestito dal sito di un mio caro amico, è un discorso del fratello di Paolo Borsellino, Salvatore. Leggete tutto, [...]
Da: Chi ha ucciso Paolo Borsellino…e chi sta affossando Gioacchino Genchi? « EF’s Blog su Marzo 4, 2009
alle 8:05 pm
Gentile oMbRa
sono onorato dela Tua attenzione.
Anche se non ci conosciamo di persona Ti saluto con affetto…..e scusa se continuo a darTi del “Tu”
Da: ust su Marzo 7, 2009
alle 7:37 pm
Carissimo di REDAZIONE voglio proprio vedere come va a finire!!!!!

Perchè di “Luigi De Magistris” in Italia ce ne sono molti ed a tutti i livelli…….
Quando il malessere sociale diverrà insopportabile allora le cose cambieranno….sicuramente.
E’ che l’uomo non impara mai dalla storia………
Da: ust su Marzo 7, 2009
alle 7:40 pm
desideravo salutarla e cmq può darmi del tu, non vi è alcun problema. Buon weekend a presto
Da: oMbRa su Marzo 14, 2009
alle 12:41 pm