Inserito da: ust | Aprile 11, 2009

Terremoto Abruzzo 6 aprile 2009 ore 03:32:39

Mi sveglio all’improvviso: il letto oscilla. Accendo la luce sul comodino e mentre mia moglie dice: “Il terremoto!” guardo il gatto, che normalmente ci dorme sui piedi, che mi guarda con gli occhi totalmente spalancati e una coda che è diventata almeno quattro volte la sua dimensione normale.

Guardo i lampadari che oscillano notevolmente: accidenti, non finisce più.

Quando finalmente tutto si placa vado nel resto di casa a verificare eventuale caduta di soprammobili o altri piccoli eventuali danni: nulla. Si sono solo parzialmente aperti alcuni sportelli di un armadio.

Qualche allarme suona nella notte. La “botta” è stata proprio forte. Vado alla finestra e sento l’alzarsi di qualche serranda e vedo accendersi qualche luce. Nessuno in strada però.

Sono radioamatore e accendo subito una piccola “portatile” ricetrasmittente e un ricevitore e mi metto in ascolto. Dopo pochi minuti mi rendo conto che l’epicentro è stato in Abruzzo ed è intenso il traffico di comunicazioni fra i radioamatori della zona abruzzese che “transitano” sul ponte radio R1 di quella zona (frequenza 145.625 MHz), che si prende abbastanza bene anche a Roma.

La situazione è sicuramente grave. Decido di mandare un sms a Teresa che è la moglie di Gianfranco, il mio Ispettore di Gruppo della CRI, per dare la mia immediata disponibilità a partire per il luogo dell’evento. Veloce risposta: “Grazie ti facciamo sapere”.

Mi collego al sito dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e vedo che l’epicentro è a soli 8,8 km di profondità, subito a sud ovest dell’Aquila. Centro grande, sisma superficiale: penso subito che ci sono gravi danni e molte vittime. La mia speranza è che non sia così.

Incredibilmente dopo circa un’ora e mezza (circa le ore 05,00 del mattino) mi riaddormento e mi sveglia alle 07,02 lo squillo del cellulare: é Gianfranco che mi dice: “parti con me?”, rispondo: “fra un’ora, anche meno, sono in sede”. “Ti aspetto” la veloce risposta.

E’ l’inizio di un periodo che, per me e per altri stupendi colleghi, durerà 3 giorni e mezzo.

Sono uscito da casa lunedì mattina alle 07,25 e rientro giovedì verso le 12.00.

Ho la barba lunga, mi sono lavato il viso un paio di volte, i denti una volta sola, non mi sono praticamente mai tolto la divisa di dosso, neanche la notte. Ho mangiato razioni di pasta semifredda, ho dormito pochissimo, un paio di volte per terra, al chiuso (una volta sotto a dei banchi per proteggermi da eventuali sorprese :-) ) ) e un paio di volte su una brandina sotto una tenda. La notte ho sentito freddo, molto e ho pensato a chi in quel momento ancora non aveva neanche le coperte e stava in macchina con tutta la famiglia.

Guardo la mia casa: è bella e accogliente.

Ho ancora (anche mentre scrivo questo articolo) la sensazione della terra che mi si muove sotto i piedi: so di non essere l’unico fra quelli che sono stati lì e sono rientrati. Ho negli occhi molte immagini tristi.

Potrei scrivere almeno 50 pagine di questi pochi giorni tanto sono stati emozionalmente intensi.

Tornerò su quei posti tra un po’ di giorni, è mia ferma intenzione.

Questa è uno degli aspetti della mia attività di volontariato nella Croce Rossa: ecco cosa vuol dire essere volontari nella Croce Rossa.

Nella disgrazia la gioia di vedere tanta tanta gente come me, con il mio stesso simbolo e la stessa determinazione.


Risposte

  1. Complimenti per tutti questi post, pian piano me li leggerò.
    A presto!
    Jacopo

  2. (e grazie per tutto ciò che fai all’Italia e agli italiani…)

  3. PROF è DA TEMPO CHE GLIE LO VOLEVO CHIEDERE E SONO ESTREMAENTE CURIOSO:
    LA CROCE ROSSA COME è ENTRATA NELLA SUA VITA???


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