Pubblicato da: ust | settembre 12, 2010

La società italiana ed un professore di scuola

Domani torno in aula, dai “miei” ragazzi. I ragazzi sono sempre nella mia mente, quelli che ho avuto il piacere di avere come studenti e quelli (ancora nel mio immaginario) che lo saranno.  Nei giorni immediatamente precedenti l’inizio dell’anno scolastico i pensieri si fanno più pressanti, invadenti ma mai fastidiosi, ed io, che ho sempre visto i giovani come la vera ricchezza di questo paese, il vero futuro, la mia continuità, non posso fare a meno di “contestualizzarli” (scusate la pessima parola) nell’oggi e nella nostra attuale società, una società che questi ragazzi, più che vivere, subiscono. I ragazzi di oggi, i cittadini attivi di domani.

Attualmente non sono ottimista, non lo sono più da troppo tempo ma ho capito che in me, nel mio cuore, la speranza in una rinascita non morirà mai ed io, fiducioso, l’attendo.

Credo, tra l’altro, che noi professori di questa “ignobile parodia” in cui hanno trasformato la Scuola italiana, abbiamo un compito gravoso dal quale non dobbiamo e non possiamo esimerci: provare (almeno) a “svegliare” le coscienze dei “nostri” ragazzi, gettando dei “semi di buon senso, dignità, amor proprio” che forse un giorno germoglieranno.

Allego il post di Beppe Grillo. Non condivido ogni cosa di Grillo ma il post di oggi sembra lo abbia tirato fuori dal mio cuore. Non smettiamo di pensare: potranno toglierci tutto ma non le nostre conoscenze.

Ecco il post di Beppe Grillo.

Cosa sei disposto a perdere? E cosa hai già perso? Qual è il limite a cui dovrai arrivare per poter cambiare, rischiare qualcosa? Ed esiste per te un limite? Cosa potrà, se lo potrà, cambiare la tua vita che gira a vuoto senza mai fermarsi? Gli schiavi migliori sono quelli inconsapevoli, che pensano di essere liberi di scegliere, che sopravvivono credendo di vivere. Forse tu sei uno di loro.
Ogni tanto un tratto di corda, un diritto in meno, un minor grado di consapevolezza, la luce che diventa più flebile. La fine dei sogni. Il significato (cos’è la tua vita senza un significato?) annullato dalle necessità quotidiane, dalla produzione del superfluo, dalle luci sfavillanti del nulla sociale. L’affanno del vivere, proprio dello schiavo, ha creato il pensiero dello schiavo, di chi lotta per un posto di lavoro, per pagare il mutuo, la macchina, la scuola per i figli e le tasse, le bollette per ogni aspetto del vivere, dall’acqua, all’energia, al riscaldamento, ai rifiuti, al loro smaltimento. La vita è merce, chi paga può permettersela, ma anche i più fortunati comprano solo merce, non sogni. L’italiano ha smesso di sognare, di rischiare, di cercare un significato come persona e come comunità. I più consapevoli si sono spesso ritirati come gli stiliti antichi su una colonna e da lassù contemplano e compatiscono i loro simili. Molti hanno scelto la fuga verso Nuovi Mondi, alla ricerca di un significato e di una libertà sociale qui inimmaginabile, Barcellona, Melbourne, Londra, Parigi, Berlino sono la loro meta, mai nella Storia recente tanti giovani, quasi tutti laureati, hanno lasciato il nostro Paese. Altri gridano come una voce nel deserto, tollerati, ignorati, spesso sbeffeggiati. Sono minoranza da così tanto tempo che cominciano ad avere dei dubbi. Che siano loro a sbagliare, che il Sistema sia l’unico possibile e una vita da schiavi non sia così disprezzabile. Annullarsi ha i suoi vantaggi. Eviti di vedere la tua terra massacrata, la scomparsa di ogni valore, la perdita della democrazia, le mafie, la fine dell’orgoglio di essere italiano, le nuove povertà, l’assassinio continuo dei migliori come Vassallo e Ambrosoli (ucciso anche dopo morto). Tiri a campare per non tirare le cuoia come disse Andreotti, il simbolo vivente (e marcescente) insieme a mille altri della Terra Desolata che è oggi l’Italia. Cambiare si può, sognare si può,attraversare la Terra Desolata per arrivare al significato, al Graal si può, ma ognuno deve prendersi il suo rischio, grande o piccolo che sia. La gabbia è sempre rimasta aperta, ora bisogna provare a volare. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Ancora a tutti i mie ragazzi auguro un BUON ANNO SCOLASTICO: cerchiamo di fare del nostro meglio e i risultati buoni del nostro lavoro presto si vedranno.


Risposte

  1. Anche lei professore è sempre nella nostra mente, lei che ci ha insegnato tutto, anche più di quello che le chiedeva lo stato, lei che mi ha insegnato che per ogni sbaglio che faccio mi devo rialzare e guardare avanti; che essere bocciati non è una sconfitta ma una sfida ad andare avanti, a superare quegli ostacoli che ti trovi davanti.
    Lei e altri come lei, pochi ma buoni, ci avete insegnato molto forse tutto quello che potevate, la cosa brutta è pensare che dopo essere riusciti a passare i liceo, chi più semplicemente di altri, più del 60% dei giovani non riescono a superare il liceo, non completando cosi il loro percorso di studi.
    Io ragionerei su questo il problema qual è? Per quale motivo così tanti ragazzi non riescono a reggere il peso dell’università? Il problema sono i giovani o i professori?

  2. Il problema dei giovani è che poi invecchiano…

  3. Certo Federico, i giovani invecchiano ma parlando di vecchiaia ti posso dire che si può invecchiare in tanti modi, magari rimanendo giovani nel cuore anzi più giovane di tanti giovani….. edi esempi ne ho avuti molti :)

  4. Ciao professo’.
    Confesso che probabilmente non avrei mai visitato il tuo blog, se non mi ci avessero portato “comuni interessi”, ma la vita é piena di piccoli, fortunati eventi e questo é, per me, uno di essi.

    L’evento é per me fortunato perché il tema del quale tu (permettimi la confidenza) tratti, mi interessa alquanto. Se posso permettermi di semplificare, il quesito é:
    “Come facciamo a far sì che i ragazzi di oggi non solo non commettano i nostri stessi errori, non solo non rimangano vittime delle attuali conseguenze di quei nostri errori, ma riescano a dare finalmente un senso realistico alla loro permanenza su questa Terra?”

    Bella domanda, eh? La prima risposta che mi viene in mente sarebbe:”Boh!? Io ciò già tanti c…i per il c..o per conto mio! Ciò cinquant’anni e da dieci stò a giocà ‘na partita a scacchi co’ l’ azienda che vorrebbe dà il lavoro mio a li cinesi, er tempo libbero nun me ricordo più che d’é, me sento in colpa se mi fijo pija un’ insufficienza a scola e se io ciò ancora un lavoro fisso, mentre lui sarà triturato negli ingranaggi della precarietà… ma che volete da me?”

    Non immagini quante volte mi sono fatto queste domande, quante volte mi sono chiesto: “Ma dove sono finiti i miei sogni giovanili, i miei impulsi di ribellione, i buoni propositi di cambiamento, i sogni di un mondo più giusto di allora?”
    Nino Manfredi, impersonando un cardinale nel film “In nome del papa re”, al capezzale di suo figlio (ebbene sì, la carne é carne), morto per difendere la Repubblica Romana, per consolare la madre pronunciò la frase: “I ribelli muoiono sempre a vent’anni, pure se non muoiono!”.

    Non puoi immaginare quanto quella frase ad effetto mi abbia nuociuto. Mi sono sentito giustificato della mia ignavia dal fatto che non avessi più vent’anni, e quindi potevo pensare un po’ ai miei interessi, potevo mettermi un bel paio di paraocchi e fare di tutto pur di fare un metro più degli altri. In fin dei conti, la mia brava parte di rivoluzionario l’ avevo fatta, fino a vent’anni, ora toccava agli altri.

    Per farla breve, mi ci é voluto un bel calcio in culo per capire che non é vero che i ribelli muoiono a vent’ anni: li addormentano. Li addormentano con una miriade di piccoli, grandi ostacoli da superare. Oggi non si usa più sparare al petto dei rivoltosi, se ne farebbero degli eroi. Oggi é molto più semplice e proficuo sfiancare i giovani gradualmente, cominciando dalle loro famiglie, coprendoli di cento responsabilità, di mille paure. Addormentarli, come hanno addormentato a me.

    In questi giorni, dopo tanti anni, ho rivisto i giovani per strada, li ho riascoltati pronunciare parole di riscossa, di sfida ai poteri forti, e ho avuto una sorta di flash-back, ho capito che l’ unica maniera per far sì che non si addormentino anche loro é quella di risvegliarci noi stessi. “Lead by example”, ci dicono in azienda per innalzare il livello produttivo medio, e stavolta sono d’accordo. Non possiamo convincere i giovani con le chiacchiere, farebbero il contrario, ma con l’ esempio forse sì. E’ difficile, cazzo, é difficile e faticoso, ma é meglio del Viagra!

  5. Io non mi arrendo….sono stanco….ma non mi arrendo :) ) E lotterò fino a che potrò contro questo “mostro” per una esistenza migliore degli uomini, di tutti gli uomini. Sarà poco, sarà un nulla ma sarà molto per me e per la mia coscienza. E credo che questo sia ciò che conta veramente… epoi chissà che da questo poco non nasca qualcosa di buono… :) )


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