Pubblicato da: ust | settembre 28, 2010

Progressione verticale su corda

Domenica 26 settembre ore 7.00. Non mi andrebbe di alzarmi. in questi giorni di settembre avrei bisogno di dormire un po’ di più ma …….. l’appuntamento è per le ore 8.00 sotto casa ed ho deciso di partecipare ad un corso di PROGRESSIONE VERTICALE . Si tratta in poche parole di imparare a salire e scendere appesi ad una fune con metodi alpinistici o meglio speleologici.

Cerco di spiegarmi meglio (per quello che finora ho capito): sia per salire che per scendere attaccati ad una parete di roccia o per scendere o salire in un buco di una grotta si usano delle tecniche. Ecco: io sto partecipando ad un corso per imparare tali tecniche.

In particolare a me interessa perché, con le persone iscritte come me al Centro Ricerche Speleo Archeologiche, vado ad ispezionare ed indagare in ipogei sia naturali che artificiali. Tombe, acquedotti, catacombe, antichi monumenti, ecc. tutti luoghi di nostro interesse, come già ho avuto modo di descrivere in altro post.

E allora eccoci qui, sulla macchina che ci porta a Guidonia, vicino Roma, per apprendere tali tecniche in una “palestra” all’aperto guidati da pazienti “maestri” di tali tecniche, per lo più speleologi che svolgono tale attività di speleologia con l’applicazione di queste tecniche da tanti anni, alcuni più di venti. La palestra consiste in 4 speroni di roccia di varie altezze, la più bassa di 5-6 metri fino alla più alta di circa 15-18 metri. Ci incontriamo davanti ad un bar di Guidonia e dopo i saluti di rito e rapido caffè ci avviamo nelle campagne circostanti e dopo 5 minuti arriviamo sul posto per esercitarci.

Ci insegnano ad indossare le attrezzature e, giuro, mi “impiccio” un paio di volte anche perché le attrezzature non sono molte ma …… moschettoni, funi, funicelle, discensore, croll (si scriverà così? Boh! :) ) imbraco, longe, insomma molta confusione. In testa il caschetto speleo che in questa attività è comunque fondamentale.

Siamo una decina di nuovi “adepti” ma come ci invitano ad iniziare a provare parto per primo: sono sempre stato così, sono impaziente e mi piace cimentarmi. Mi spiegano come attaccarmi alla fune che scende dall’alto: si tratta di salire. Movimenti alternati e un po’ di attività fisica: non mi sembra difficle e rapidamente sono quasi in cima ma …. qui viene il bello perché si tratta di sganciarsi dalla fune a cui sono attaccato per attaccarmi ad altra fune e chiudere l’ascesa. Peccato che questa manovra io la debba fare a 6 metri di altezza!

Vabbé! Grande calma mentre la paziente Isabella (speleologa da 18 anni) attaccata alla fune a fianco alla mia mi spiega e mi guida nelle manovre che riescono (fortunatamente) perfettamente e mi permettono di raggiungere la “vetta”. I miei primi 6 metri da “scalatore”.

Salgono altri e alla fine delle varie prove siamo sparsi su tutte e quattro le postazioni. “Chi vuole provare a fare quella alta?” La domanda rimane per 5 secondi in aria perché nessuno risponde. La vocetta che ho dentro mi suggerisce di provare: “eccomi” dico e forse, subito, ho una sensazione di pentimento …… ma è tardi.

Con Fabrizio mi reco sotto l’alta parete e mi aggancio alla lunga fune che pende nel vuoto dall’alto e, vista da sotto, sembra proprio lunga. Lui si aggancia alla fune a fianco alla mia per guidarmi nell’attività. Comincio a salire e subito mi accorgo che contrariamente al caso precedente della roccia alta 6 metri nel quale potevo toccare sempre la parete, qui invece si tratta di salire nel vuoto e io trovo la cosa estremamente più difficile, anche dal punto di vista fisico. Comincio a sudare, molto, ma è più per la tensione che per la fatica, che pure è abbastanza…… e poi, porca miseria (scusate la brutta parola) è proprio alto qui. Insomma arrivo finalmente in cima, pensando alla “vocina interiore” che mi ha spinto, sforzandomi di non guardare giù e con la consapevolezza che, quando ho fatto il vigile del fuoco, non soffrivo di vertigini. Infatti me lo ripeto “non soffro di vertigini, l’altezza non è niente di particolare, ….. ” ma erano molti anni che non mi trovavo così, appeso nel vuoto, attaccato ad una fune da 10 millimetri circa di diametro!

Sono un ingegnere e so che, tecnicamente, con quella fune ci potrei trascinare un camion o alzare un peso molte molte volte più grande del mio ma ….. provate e capirete :) .

Insomma avete presente quando in un brutto sogno dite “adesso mi sveglierò, non è che un sogno”? Ecco, io me lo sono detto almeno tre volte ma, ahimé, era la realtà. Grandi respiri, cercando di dissimulare verso Fabrizio la mia forte tensione che credo sia apparsa invece comunque palese, visto che Fabrizio mi chiedeva più volte se tutto era ok! Mi sono concentrato sull’attività, soprattutto per non pensare al vuoto sotto di me. Si trattava di sganciarsi dalla fune per agganciarsi con il discensore e tornare giù con tecnica opportuna! Che ci vuole? Vabbè, la faccio breve. Ci riesco e ricomincia la discesa che in realtà è rapida e veramente gradevole.

Volete sapere: oggi è martedì e io non vedo l’ora di tornare lì domenica prossima, per la seconda giornata di esercitazioni, e riprovare! Sono incosciente? Sono irrazionale? Sono stupido? Non so rispondere. Trovo la cosa affascinante, veramente bella, soprattutto se osservata da un punto di vista “tecnico”. E poi, in fondo, sto solo imparando delle “manovre” per scendere a esplorare i miei amati ipogei e tornare fuori. Qualche foto Vi ha fatto forse capire qualcosa di più della descrizione che Vi ho fornito in questo confuso articolo.


Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Categorie

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.